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Vin Santo: tra tradizione, territorio e storia. Scopri il vino dolce dell'Umbria.

Vin santo: tra tradizione, territorio e storia. Scopri il vino dolce dell'Umbria.

Scopri la magia del vin santo dall'antichità ai giorni d'oggi tra territorio, storia e tradizione Umbra.

Il Vin Santo, il vino dolce del nostro territorio della nostra Umbria, porta con sè un'antica storia che risale al mondo dell'Etruria e arriva ai giorni nostri fino alla cantina Berioli dove è possibile degustare e assaporare i nostri vini con la qualità che deriva da una produzione legata alla tradizione Umbra.
 
In un territorio che fonda le sue antiche radici enologiche già nel mondo etrusco, dove si produceva un vino dolce molto simile a quello che conosciamo oggi, la dolcezza di questi vini era dovuta all'essicazione e quindi all'ossidazione delle uve mediante un processo molto simile a quelli che ancora oggi vengono utilizzati.
 
La cantina Berioli è un esempio di come la tradizione viene valorizzata utilizzando antichi procedimenti, ma sfruttando anche conoscenze e tecniche enologiche moderne, nel rispetto dell'ambiente e della natura, con lo scopo di portare nel bicchiere un vino dolce che riporta le caratteristiche legate al territorio: chi pensa al Vin Santo infatti spesso pensa anche all'Umbria e alla sua tradizione.
 
La valorizzazione del territorio umbro è un obiettivo fondamentale e uno dei punti cardine che la cantina Berioli tiene a mente per la produzione di tutti i suoi vini umbri e, non di meno, anche dello Sperello, il vin santo di cui abbiamo parlato sino ad ora. Il nome stesso del vin santo, infatti, richiama il piccolo paesino da dove provengono le uve destinate a diventare vino dolce e anche il luogo dove è sita la cantina: siamo a Monte Sperello, in una delle colline che circondando il lago Trasimeno. Questa cantina Umbra si trova immersa nel territorio dove gli Etruschi per primi in Italia coltivavano vitis vinifera e producevano questo vino particolare, che facilmente si commerciava fra i paesi che si affacciano al Mediterraneo. Siamo nel cuore verde d'italia, una terra unica e lasciata al "naturale" valorizzando il territorio e le tradizioni locali di generazione in generazione.
 
Un tempo i grappoli migliori per la produzione di vin santo si appendevano alle travi e ai vergoletti di casa fino all'appassimento, poi si procedeva con la spremitura.
Oggi, invece, le uve, raccolte a mano dai filari di Trebbiano allevati in agricoltura biologica, appassiscono in dei graticci, in un ambiente idoneo, umido e controllato, con una buona areazione che eviti lo sviluppo di muffe. Con il tempo l'acqua contenuta negli acini d'uva evapora, aumentando di conseguenza la concentrazione zuccherina. Alla fine della fase di appassimento, solo le uve sane, cioè quelle non marcite, vengono diraspate e poi spremute.
In passato, dopo la pigiatura la fermentazione avveniva in caratelli, cioè dei piccoli fusti con una capienza dai 50 ai 200 litri, adatti ad essere trasportati con i carri.
 
Oggi il mosto viene trasferito a fermentare in botti di rovere francese per almeno tre anni, un tempo indispensabile per maturare e sviluppare i suoi inconfondibili profumi e sapori. Profumi e sapori che si ritroveranno assaporando questo vino eccezionale, vincitore di diversi premi internazionali.
 
L'ingrediente segreto del vin santo è la "madre": ogni cantina ha la propria "madre" che garantisce al vinsanto caratteristiche uniche e difficilmente imitabili, come nel caso del vin santo Sperello. La "madre del vin santo" è  una selezione di lieviti più forti e quindi adatti a svolgere il loro compito in un ambiente ostile, caratterizzato da un alto grado alcolico e una concentrazione zuccherina abbondante. In sostanza la "madre" è la feccia che dopo la fermentazione del vino precedente rimane come sedimento sul fondo del caratello. Da qui deriva l'importanza della trasmissione generazionale che salvaguarda e valorizza l'unicità del vin santo prodotto.
 
Sulla piacevolezza e sull'eleganza di questo vino quasi tutti si intendono e non può non essere così, visto il laborioso e accorto procedimento che lo genera. Invece sul nome di vin santo, questo particolare tipo di vino passito, non tutti sono concordi: c'è chi lo fa derivare dell'aggettivo greco xantos, giallo, in riferimento al suo tipico colore, o chi collega "santo" alla Settimana Santa, cioè quella della spremitura di questo vino. Altre storie, invece affermano che "Questo vino è di Xantos", isola greca meglio nota come Santorini, dove le viti e l'uva godono di un clima perfetto.  
 
Oltre che con il suo ampio bouquet che spazia su profumi di mandorla e frutta secca, passando per il miele e l'albicocca disidratata, il vin santo stupisce i palati e la curiosità di tutti con le storie e i racconti di cui è protagonista.
 
Questo vino particolare dal colore dorato si sposa elegantemente con biscotti secchi, come i tradizionali "tozzetti" umbri, ma crea un matrimonio altrettanto fecondo con formaggi stagionati o erborinati.
 
rolex replica La tradizione umbra vede il vin santo spesso protagonista delle festività di Natale e Capodanno, compagno ideale per la pasticceria secca, per i biscotti o per dolcetti a base di mandorle. La Cantina Berioli, inoltre, consiglia sempre di degustare questo dolce vino su calici ampi che consentano di apprezzare a pieno tutti i profumi e gli aromi. Non di meno è importante considerare il vin santo come un vino che rispecchi l'espressione "dulcis in fundo", come se questo vino avesse la capacità di terminare il pasto in bellezza, lasciando in noi il ricordo delle tipiche sensazioni organolettiche che solo il vin santo può trasmettere.  
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